21 giugno 2011

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CHE TUTTI GLI ESSERI POSSANO ESSERE IN PACE

Musica da cavità vuote

21 maggio 2011

“Gioia, rabbia, dolore, piacere, ansia, rimpianti, volubilità, rigidità, modestia, caparbietà, bellezza, insolenze sono come  musica da cavità vuote”
Chuang Tze

Tutto quello che noi facciamo, viviamo, sentiamo, le nostre emozioni, sensazioni sono come le note di una canzone. A volte sono stonate, a volte armoniche e melodiose, ma sono comunque la nostra vita e come gli strumenti dal tamburo, alla chitarra, alla tromba siamo capaci di suonare grazie al vuoto. Se questi strumenti fossero pieni non sarebbero capaci di suonare, allo stesso modo se dentro di noi siamo già pieni di convinzioni, giudizi e idee su come dovrebbe essere la nostra vita non saremmo capaci di suonare alcuna musica, ma sempre la stessa nota. Quando a causa delle nostre paure proviamo a darci una stabilità, una spiegazione della vita, ci sottoponiamo a dei forti attriti e finiamo nella confusione, la nostre emozioni inizialmente incatenate vengono fuori ancora più forti e violente.
Fare spazio dentro di noi a ciò che c’è, a ciò che è spontaneo, innato, naturale è la melodia della nostra vita. A volte ci sentiamo delusi da come stanno andando le cose per noi, ci saremmo aspettati altro. ma ecco che subito ci risvegliamo e lasciamo andare le aspettative che stavano riempiendo il nostro spazio interiore, il nostro cuore e la nostra mente di un’unica nota , di un’unica possibilità per la nostra vita. Così creiamo di nuovo uno spazio dove quella delusione sentita può sfumare come una nota pizzicata sulla corda di una chitarra che sfuma nella cassa armonica. E subito dopo un’altra nota, magari di felicità e cosi si compone la canzone della nostra esistenza.
A volte il nostro strumento può tirar fuori delle note che proprio non ci aspettavamo, che stentiamo a capire da quanto sono dissonanti e stonate, ed ecco che magari siamo spinti a fare della cose dalla brama dell’ego, dalla ricerca del piacere, dalla voglia di elevarsi al disopra della mediocrità, e questo non ci piace.
Ajhan Chah diceva che se non fossimo mossi da una qualche forma di desiderio, nessuno si sarebbe mai recato in monastero ad ascoltare le parole del Buddha e a meditare. Il desiderio, che a volte diviene brama egoistica sotto la forza della spinta di ciò che chiede di esprimersi, è parte fondamentale della vita di noi esseri umani, magari di una vita che abbiamo cercato di imbrigliare. Rendersi conto di ciò e cercare quindi di lasciar perdere tutte le nostre aspirazioni è un grave rischio perchè può farci sentire ancora più bloccati e sottoporci al pericolo che le aspirazioni represse possano esplodere ancora più violentemente. La pratica di meditazione stessa, se fatta senza essere intimamente in contatto con ciò che si muove dentro di noi, può divenire uno strumento di oppressione anzichè di liberazione.
Essere profondamente in contatto a ciò che si manifesta dentro di noi qualunque cosa sia, sentire ciò che si nasconde sotto a tali manifestazioni, non costringere la vita verso ciò che vorremmo che sia, non piegare la nostra pratica verso ciò che pensiamo debba essere. Così potremo conservare la cavità vuota.
Gianluca

Inaugarazione del tempio

16 maggio 2011

Eccoci. E’ da tanto che speravamo di darvi questa notizia. A fine settimana si chiuderanno i lavori di ristrutturazione del Tempio de La Pagoda che, come sapete, si sono protratti per un anno e mezzo.
Il 26 giugno vi sarà la Grande Festa di Inaugurazione insieme alla Cerimonia del Vesak. In ricordo della vita del Buddha.
In tutto questo periodo  ci siamo quasi “addormentati”. Gli impegni che ci sono stati richiesti hanno coinvolto tutto il Sangha, tutta la Comunità. C’è stata una condivisione di fondo, pur percorsa dal confronto tra le diverse personalità.
Si sarebbe ancora fermi senza l’entusiasmo degli addetti ai lavori e la disponibilità della Comunità aretina dello Sri Lanka. Un forte incoraggiamento è giunto anche da quella del Bangladesh facendo di questa impresa l’occasione per condividere le stesse finalità. Ogni iniziativa ha le sue difficoltà ma già impegnarsi a superarle è segno di perseveranza e convinzione.
Questi propositi ci hanno guidato anche nei momenti di difficoltà, materiali e finanziarie, incontrate a realizzare questo progetto. I fondi disponibili ci hanno costretto ad abbassare il tiro, cioè nessun ampliamento, ma una passione inaspettata ci ha mantenuti in carreggiata.
Forse abbiamo fatto anche di più del necessario. Il Tempo ha assunto un aspetto che induce a visitarlo, ad entrarvi, a sedersi e a coltivare quell’atteggiamento interiore che poi portiamo con noi tornando alla vita di tutti i giorni.
Giunti alla conclusione ci accorgiamo che manca ancora qualcosa, il giardino, qualche verniciatura, ma questo è bello perchè apre ad una collaborazione ora davvero gioiosa e tranquilla.
Sono ormai quei piccoli passi che servono a ritrovare la centratura nella nostra coscienza. Sono l’occasione per permetterci di “transitare” al ruolo per cui la nostra Associazione si è costituita.
Il messaggio interiore, “che tutti gli esseri possano vivere liberi dalla sofferenza, sereni e in pace”, nutrito al fuoco di questo lungo impegno contiamo possa dare i propri frutti.
Che l’auspicio che ci ha sostenuto finora possa davvero diventare una cassa di risonanza che sappia dare quel coraggio fermo e determinato a chiunque segua, nel silenzio di tutti i giorni, il sentiero della pace.
Con simpatia.
Rodolfo

Nota: verrà trasmesso il programma dettagliato della giornata; intanto si può segnalare la propria adesione al “cammino in consapevolezza” che, tra la fine di luglio e i primi di agosto, ci permetterà di attraversare i crinali della nostra vallata, per farlo vedete il nuovo trimestrale appena uscito.

Vesak 2010

25 aprile 2011

Il Vesak è la ricorrenza in cui si celebrano la nascita, l’illuminazione e la dipartita di Buddha Shakyamuni. Si tratta della festa buddhista più importante, festeggiata dai buddhisti di tutto il mondo e di tutte le tradizioni.

La festa del Vesak tradizionalmente cade nel plenilunio di Maggio, anche se in molte tradizioni viene data particolare importanza all’intero mese di Maggio (in alcune tradizioni all’intero mese di Giugno).

Il Vesak è l’unica festività Buddhista prevista dall’Intesa, in cui si è scelto, per semplicità, di far corrispondere tale evento all’ultimo fine settimana del mese di Maggio.

Per l’UBI il festeggiamento del Vesak è da sempre stato un appuntamento fondamentale: un momento di incontro tra i vari Centri e le rispettive comunità di praticanti, un momento di preghiera comune, un momento di studio ed approfondimento del Buddhismo e delle sue relazioni con la società italiana ed anche un momento di festa e di gioia per aver incontrato gli Insegnamenti del Buddha.

Su YOUTUBE è stato pubblicato il documentario (in due parti) realizzato da Davide Maria Marucci sulle cerimonie del Vesak svoltesi a Milano il 29 e 30 maggio 2010. Il documentario è visionabile ai seguenti link
http://www.youtube.com/watch?v=uOSuo54m28Q (prima parte)
http://www.youtube.com/watch?v=p8UkU1YpMao (seconda parte)

Incontri e ritiro con

11 aprile 2011

Ven. MAHAPANYO BIKKU

Monaco buddhista della tradizione Theravada, lignaggio dei Monaci della Foresta E’ stato ordinato monaco in Inghilterra da Ajahn  Sumedho, da circa dieci anni risiede al Monastero Santacittarama presso Rieti

Gli incontri di meditazione si svolgeranno:

Mercoledì 13 ore 21:00 “Scegliere abilmente”
Mercoledì 20 ore 21:00 “Imparare a nutrirsi”

Presso il Centro Mandala Via Santa Maria delle Grazie 59/a Arezzo Info: 3336890545 Massimiliano

Il ritiro residenziale di Dhamma e meditazione Vipassana si svolgerà:

Dal 15 al 17 sul tema “Il respiro e movimenti del cuore”

Presso il centro Anahata loc. Forcone 20 Capolona (Ar) Info e iscrizioni 3386933066 Luciano

Rinuncia

27 marzo 2011

In verità, non è
chi rinunzia al mondo
colui che si perde;
ma perde se stesso
chi non vi rinunzia

Perché rimpiangere
ciò che non è da rimpiangere
in questo mondo?
Nella rinuncia
sta la salvezza

Saigyo

Camminare in una città sconosciuta in mezzo a persone sconosciute, essere in quel luogo vedere, assaporare, scoprire ma non essere di quel luogo non essere coinvolti nei ritmi, nella vita di quelle persone. Essere li vivo, attivo nell’ascolto delle sensazioni suscitate ma non essere coinvolto in prima persona nelle vicende.
Essere in quel mondo ma non perdersi in esso. Quando siamo coinvolti nei tran tran quotidiano di un luogo che conosciamo ne siamo sommersi e perdiamo di vista noi stessi, la nostra profonda natura. Ciò che vediamo e viviamo come sensazioni ed emozioni, sono solo le reazioni stratificate nel tempo dalle esperienze. Profondamente condizionati dalla cultura e ritmi propri di quell’ambiente, non più liberi di essere.
Rinunciare a questi ritmi, a queste esperienze, a questi condizionamenti significa rinunciare a questo mondo. Significa non perdere la propria individualità tenuta insieme dalle esperienze, dalla consuetudine, dell’immagine che abbiamo di noi stessi e che gli altri hanno di noi, ma ritrovare se stessi, la propria profondità dell’essere libera finalmente dalla maschera di un’individualità condizionata e fittizia.
Camminare e vedere gli altri, sentire le vite che ti scorrono accanto, così simili alla tua. Come te gioiscono, soffrono, sperano, cercano; come te così profondamente perse in questo mondo. Sommersi e intenti a tenere in vita un’io traditore, usurpatore, assetato di tutte le energie possibili, gioia e dolore tutto va bene pur di conservare un posto che non gli spetta. Invidia di chi ancora crede; rimpianto di quando ancora credevi; speranza di tornare a credeci. E’ nella rinuncia a questa catena che sta la libertà, nella rinuncia alla ricerca della felicità sta la felicità.
Gianluca

Mercoledi 23 Marzo 0re 21:30

Presso il centro Mandala via Santa Maria della grazie 59/A, Arezzo

Conferenza su:

ZHUANGZI E L’ESPERIENZA DELLA NON-AZIONE

Interviene:

Stefano Riccesi

Zhuangzi è un filosofo cinese del IV sec. A.C. I suoi testi sono raccolti nel celebre libro che ne porta il nome. Questo insieme molteplice di scritti argomentativi, dialoghi e storielle descrive l’esperienza del wu-wei, letteralmente “non-azione” o “non-fare”, la sospensione del controllo intenzionale sulla vita in noi e fuori di noi. Ciò che ne consegue è l’essere presenti all’accadere della spontaneità e lo sperimentarsi tutt’uno con essa.
Attraverso la lettura di alcuni passi del Zhuangzi indagheremo le implicazioni dell’esperienza della non-azione per la ricerca sugli inganni della mente, sulle dinamiche del controllo, sulla natura dei processi di guarigione, e in generale per l’approccio al cambiamento, fino a riscoprire l’abbandono e l’estasi nella fusione con il vivente.

 

Stefano Riccesi è nato nel 1979. Dopo studi di filosofia e psicologia si è occupato di psicosomatica e simbolismo, e da qui è pervenuto alla ricerca sui processi di autoguarigione. Si è formato in Naturopatia, arte che pratica e insegna da diversi anni. Nel 2003 ha pubblicato “Anima e cura” (Venexia), sul senso della malattia e “Visioni di normalità” (ExCogita), un lavoro sulle idee e i principi che influenzano le nostre percezioni della vita. Ama la sperimentazione assoluta, dare spazio all’insicurezza come creatività. Ha approfondito l’approccio filosofico della non-azione (wu-wei), tenendo letture dei testi di antichi filosofi e poeti del Tao e dello Zen, e in particolare di Zhuangzi e di Ikkyu.

Tutte le cose
sono passate
velocemente;
anche quest’oggi passa
come rugiada sul convolvolo.

Come una barca
di pescatori
spinta da forte vento
contro le rocce,
è la vita umana.

Tutti remiamo
tra le onde alte
di questo mondo,
per approdare
al Monte Funaoka.*

Sebbene non sappia
a chi appartengano
tante tombe allineate,
che lugubre tramonto
a Toribeyama!*

Saigyo

(*Funaoka e Toribeyama sono due cimiteri di Kyoto)

La calma della mente

12 febbraio 2011

Shikantanza, o zazen, non è altro che essere se stessi. Quando non ci aspettiamo niente possiamo essere noi stessi. Questa è la nostra via: vivere pienamente ogni attimo di tempo. E’ una pratica che continua per sempre.
Si dice “ogni attimo”, ma nella pratica reale un “attimo” è gia troppo lungo, perchè in quell’”attimo” la tua mente si occupa già di seguire il respiro. Per questo si dice anche “in una schiocco di dita ci sono milioni di istanti di tempo”: così si può enfatizzare la sensazione di esistere in ogni singolo attimo. Allora la tua mente è molto tranquilla.
Cerca dunque di sedere in shikantanza per un certo tempo ogni giorno, senza muoverti, senza aspettarti niente, come se fossi arrivato al tuo ultimo istante di vita. Attimo dopo attimo percepisci il tuo ultimo istante. In ogni inspirazione e in ogni espirazione ci sono infiniti istanti di tempo: è tua intenzione vivere ognuno di essi.
Comincia espirando con delicatezza, poi inspira: la calma della mente è oltre la fine dell’espirazione. Se espiri con delicatezza, senza neanche cercare  di espirare, entri nella perfetta calma della mente. Non esisti più. Quando espiri così, poi l’inspirazione partirà da quel punto, con naturalezza. Il tuo corpo viene pervaso da tutto quel buon sangue fresco che vi porta tutto quanto, da fuori; ne sei totalmente rinfrescato. Poi cominci a espirare, a estendere alla vacuità quella sensazione di freschezza. In questo modo, attimo dopo attimo, senza cercare di fare niente, continui shikantanza.
Uno shikantanza completo puo essere difficile a causa del male alle gambe quando stai seduto nella posizione del loto; ma puoi farlo anche se ti fanno male le gambe. Anche se la tua pratica non è abbastanza buona, puoi farcela. Il tuo respiro svanisce poco a poco, sfumando nella vacuità: carta bianca, vuota. Quello è shikantanza. Il punto importante è l’espirazione: invece di cercare di percepire te stesso quando inspiri, svanisci nella vacuità mentre espiri.
Se pratichi così nel tuo ultimo istante di vita, non avrai nulla da temere. Di fatto, la meta a cui si mira è la vacuità: dopo aver espirato completamente con questo sentimento si diventa una cosa sola con il tutto. Se sei ancora vivo inspirerai di nuovo spontaneamente. “Oh, sono ancora vivo! Per fortuna, o per sfortuna!” E poi cominci a espirare e a sfumare nella vacuità. […].
Quando fai questa pratica non ti puoi arrabbiare più per un nonnulla. Se ti interessa di più inspirare che espirare, invece, ti arrabbierai con una certa facilità; cerchi sempre di restare vivo. […] Per noi la grande gioia è espirare, più che inspirare. […].
E’ molto importante prendersi cura dell’espirazione. Morire è molto più importante che cercare di restare in vita. Quando cerchiamo di restare vivi abbiamo problemi; invece di cercare di essere vivi o attivi, se riusciamo a essere calmi e a svanire nella vacuità allora staremo bene, naturalmente. Il Buddha si prende cura di noi. Poichè abbiamo abbandonato il seno di nostra madre non ci sentiamo più come il suo bambino. Eppure sfumare nella vacuità può dare la stessa sensazione di quando eravamo attaccati al seno di nostra madre: sentiremo che lei si prenderà cura di noi. Attimo dopo attimo non perdete la pratica di shikantanza. […].
Così siamo felici, siamo liberi. Ci sentiamo liberi di esprimere noi stessi perchè siamo pronti a sfumare nella vacuità. Quando cerchiamo di essere attivi e speciali e di compiere qualche cosa non ci possiamo esprimere: verrà espresso il piccolo sé, ma il grande sé  non comparirà uscendo , esso, dalla vacuità. Dalla vacuità compare soltanto il grande sé. E’ questo shikantanza, va bene? Non è poi così difficile, se ci provate. Molte grazie.

Shunryu Suzuki

presso il Centro Mandala – Via Santa Maria delle Grazie, 58/A – Arezzo

Meditazione di consapevolezza ore 09.00 –16.30

Assemblea Annuale ore 16.30 –18.30

Che grande qualità la pazienza! E che eccellente opportunità per svilupparla la riapertura del nostro Tempio. Sei mesi, dodici mesi, diciotto mesi…. prima c’è da finire un lavoro, poi manca un permesso, una cosa è da rifare, non c’è un’autorizzazione: tutte opportunità per accrescere la pazienza fino a scoprire che non è vero che ha un limite. La pazienza va oltre il nostro disappunto, oltre le momentanee arrabbiature, oltre le incomprensioni, l’unico limite che può avere è quello che gli diamo noi.
La pazienza è un’ottima zattera che può traghettarci, oltre ogni difficoltà, fino al giorno dell’inaugurazione del Tempio prevista per il Vesak di giugno (Vesak: festa buddhista nella quale si celebra la nascita, l’illuminazione e la morte del Buddha). Ma prima di arrivare a quella data dobbiamo incontrarci per l’assemblea annuale della nostra associazione. Grazie alla disponibilità del Centro Mandala (via Santa Maria delle Grazie, 59/A – Arezzo), domenica 30 gennaio ci incontreremo per una giornata di meditazione con inizio alle ore 9,00, una pausa per il pranzo e meditazione sino alle ore 16,30, ora in cui è prevista l’assemblea. L’invito è aperto a tutti. Con l’occasione sarà possibile associarsi e partecipare all’elezione del consiglio direttivo. Nel frattempo… pazienza!

Chiunque può partecipare liberamente alla giornata di meditazione, si prega di portare qualcosa di già pronto da condividere per il pranzo.